La
vita
Pietro
Fratangioli nacque a Trequanda nel podere Invidia verso l'anno 1410/15
ed all'età di 9 anni, infiammato dall'amore divino, andò
ad Asciano presso il convento dei frati francescani per farsi Conventuale.
Il padre recatosi a riprendere il figlio inveì duramente
contro i frati con offese e cattive parole. Pietro tornò
all'Invidia, ma salendo le scale, improvvisamente diventò
cieco.
Il padre comprese che la vita, la luce degli occhi, del cuore e
della mente, per il fanciullo erano lontano da lì, nel convento,
nella regola di San Francesco. L'uomo, spaventato, si inginocchiò
e pregò con fervore Dio che ridonasse la vista al piccolo
che infatti la riprese. Il padre lo riportò ai frati e gli
mise di propria mano l'abito francescano.
Novizio modello e grande studioso divenne un predicatore eccellente
ed incisivo.
Ad Asciano si meritò la stima dei frati che lo vollero guardiano
e qui vi rimase sino al 144, anno in cui incontrò San Bernardino,
in viaggio verso Napoli.
Il Santo lo condusse al convento degli osservanti francescani presso
l'Isola Maggiore del lago Trasimeno ove rimase, in eremitaggio,
per diciassette anni.
Il Beato Pietro fu un vero osservante, secondo lo spirito di San
Francesco e di San Bernardino: abbracciò con slancio e praticò
per tutta la vita la povertà, la castità e l'obbedienza.
Lasciato
il Trasimeno si recò probabilmente all' Osservanza a Siena:
i senesi lo amarono molto e avrebbero desiderato che non si allontanasse
mai dalla loro città. Predicò più volte nelle
piazze principali di Siena riportando la pace nella città
divisa da lotte intestine.
Vocato
ad un apostolato itinerante, tuttavia, non rifiutò mai, per
la santa obbedienza, di assumere incarichi che lo tennero occupato
per lunghi anni in diversi conventi: a San Cerbone presso Lucca,
all' eremo del Colombaio di Seggiano, presso Grosseto.
IL convento di San Francesco di Cetona fu uno dei luoghi più
amati dal Beato e lì vi si ritirò sapendo che la morte
bussava alla sua porta.
Volle la cella più povera: parco nel cibo e nel bere . Pativa
molte infermità: renella, dolori di testa, fegato ed insonnia;
per quarant'anni aveva dormito solo due ore per notte e raramente
si stendeva nel letto a foggia di paglericcio.
La sua giornata a Cetona era scandita dalla preghiera e dalla contemplazione;
per quasi tutta la notte rimaneva in orazione piangendo copiosamente.
Invitato dal vicario a coricarsi in posizione più comoda
e riposare il Beato rispose "Figliolo, quando tu mi vedrai
mettermi a giacere, apri pure la sepoltura perchè sarò
vicino a morte".
La morte lo colse a Cetona il 17 gennaio 1492 dopo la recita di
mattutino. Il corpo inumato fu messo nel muro della Chiesa del convento
di San Francesco.
Il 18 aprile 1752 i resti mortali del Beato Pietro furono traslati
dalla mensa dell'altare maggiore (posti il 3 aprile 1623) in un'urna
di legno dorata e parte di queste ossa distribuite a diverse chiese
e specialmente a quella di Trequanda
Profeta
Nelle
sue prediche non mancò di rivolgersi ai potenti per invitarli
al buon governo, pena dolorose capitolazioni. Durante le epidemie
di peste riusciva, meditando e pregando, a consolare gli infermi
e a tranquillizzare i sani predicendo guarigioni che si verificavano
puntualmente.
Fece previsioni che poi si rivelarono esatte: previde il ritorno
dei Noveschi a Siena, cacciati nel 1483 e tornati effettivamnete
al potere nel 1487 , ebbe una visione in cui vide il re Carlo VII
che occupava la penisola italiana, predisse alla sua nipote la malattia
e il giorno della morte di una sua figlia, disse alle religiose
del convento di Pistoia, dove era confessore, che solo sette di
loro sarebbero marte a causa della pestilenza, e così avvenne.
Questi sono solo alcuni esempi che le cronache ci tramandano delle
profezie del Beato Pietro da Trequanda.
Predisse anche la sua morte e disse ai frati come avrebbero potuto
accorgersi del suo trapasso.
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Taumaturgo
La
sua fama fu grande tra i contemporanei sia per le sue straordinarie
doti di predicatore sia per il dono della profezia sia per i favori
che Dio gli accordava concedendo attraverso lui grandi miracoli.
Così nel periodo delle grandi pestilenze che colpirono la
Toscana si recò a Montenero ove la popolazione aveva abbandonato
le case e si era rifugiata in piena campagna. Radunò la gente
ed uscito dalla preghiera e dalla meditazione rassicurò che
Dio avrebbe fatto loro la grazia della salute. E così avvenne;
a Montenero, come a Siena, a Cetona, A Seggiano.
Sinalunga
fu teatro di guarigioni: guarì un bambino con l'imposizione
delle mani; nella cappella del convento dei frati impose le mani
sulla testa di un bimbo cieco che riacquistò la vista.
A Cetona guarì un uomo gravemente infermo dalle gambe ed
un bambino di tre anni, muto, dalla febbre quartana. La sorella
del bambino fu liberata da quello che si diceva "guasta
dalle streghe".
Fu anche esorcista potente per volontà divina e liberò
molti ossessi anche solo con la preghiera a distanza.
Schivo per natura asseriva che non è l'uomo che fa i miracoli,
è Dio che li concede; fu così certo di questa condizione
di servo che si rifiutava persino di toccare i malati, perchè
per umiltà diceva che non aveva il potere di sanare e perchè
non si dicesse che "lui faceva i miracoli", per non essere
trasformato dalla gente in idolo.
La
Madonna del Rifugio
Si
tramanda che l'icona venerata a Sinalunga, presso il Convento di
San Bernardino: la "Madonna del Rifugio" sia appartenuta
al Beato che l'avrebbe donata al convento.
Una leggenda parla che quello sarebbe il ritratto che l'evangelista
S. Luca avrebbe fatto alla Madonna e che Pietro l'avrebbe portato
a Sinalunga da un suo viaggio a Gerusalemme nel 1420. Non si ha
notizia di alcun viaggio del Beato in Terrasanta tanto più
che lo stesso era poco più che un bambino.
Molto
più probabile è che Pietro possedesse questa splendida
immagine in cartapecora, attribuita a Sano di Pietro e che nell'anno
1460 l'abbia donata a Giovanni da Capistrano per il Convento di
Santa Maria che questi aveva fondato nell'anno 1449 nel "Poggio
di Baldino presso Asinalonga".
Quell'icona
fu venerata e invocata non solo dagli abitanti del luogo ma dai
popoli della Valdichiana e della Toscana.
Fu portata in processione per le vie di Sinalunga in numerose occasioni;
nel 1668 per placare una terribile influenza che mieteva molte vittime,
nel 1696 le fu attribuita la cessazione di un terribile terremoto.
La Madonna del Rifugio fu incoronata dal Capitolo di San Pietro
il 6 settembre 1793; fu anche benedetta dal papa Pio XII e proclamata
patrona della diocesi di Montepulciano, Chiusi e Pienza dal Vescovo
Monsignor Alberto Giglioli.
Testo
tratto da
Angela Roncucci Beato Pietro Fratangioli da Trequanda
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