|
Jacopo Torriti
è certamente
il personaggio
più illustre di Torrita.
Frate francescano, fra Jacopo da Torrita, vissuto nel XII sec., fu celebre
restauratore dell'arte del mosaico. Suoi lavori si trovano nell'abside
di Santa Maria Maggiore a Roma e suoi sono vari tondi dipinti nella basilica
superiore di Assisi. Il ritratto raffigurato si trova nella sala del Consiglio
Comunale di Torrita.
|
|
|
Ghino di Tacco
Ghino di
Tacco è un personaggio realmente vissuto, il teatro delle cui gesta, oltre
a Radicofani, è stato proprio il nostro territorio ai confini tra Torrita
e Sinalunga dato che aveva delle proprietà in località la Fratta e nella
vicina Guardavalle.
Ghino, però, è soprattutto leggenda: per i versi esaltanti di Dante nella
Divina Commedia e per la "fotografia" di brigante buono
fatta dal Boccaccio nella novella del Decamerone sul sequestro dell’abate
di Cluny che nutrito a pane e fave secche vide scomparire il male di cui
soffriva.
In effetti Ghino fu nobile di parte ghibellina, della famiglia Cacciaconti
Monaceschi Pecorai. Il padre Tacco commetteva furti e rapine, giunse anche
ad incendiare il castello di Torrita per il quale motivo fo condannato
a morte ed ucciso a Siena. Il figlio Ghino in aspra contesa con la Repubblica
di Siena si rifugiò a Radicofani. Subì varie vicissitudini fino a giungere
ad uccidere, per vendicare la morte del padre, il giudice Benincasa da
Laterina che lo aveva condannato, andando appositamente a Roma. Per questo
fu condannato dal Papa, Bonifacio VIII, ma successivamente, impegnatosi
a mettere la testa a partito fu da questi perdonato ed in effetti condusse
una vita più tranquilla. La violenza pare si sia riaffacciata però, al
momento della sua morte, dato che la tradizione vuole sia rimasto mortalmente
ferito nella piazza di Sinalunga, mentre tentava di metter pace nel corso
di una rissa. |