Ai ragazzi della 2/c
Mi chiamo Gennaro, sono nato a Sinalunga il 4 Agosto 1913 e con la famiglia
(i genitori, due fratelli e una sorella) vivevo nella zona del centro
storico. Mio padre aveva la macelleria e quindi, da piccolo, non ho
mai avuto eccessivi problemi per riuscire a mangiare, come purtroppo
accadeva a molti miei amici. Mi ricordo che a casa avevamo il forno
e la mamma faceva il pane, il "ciaccino", le torte ed i biscotti
e poi dei magnifici arrosti. Da ragazzo frequentavo la scuola elementare
di Sinalunga che allora arrivava alla VI classe; si, allora le classi
della scuola elementare erano sei ed era il massimo che si poteva ottenere
senza andare a Siena. A scuola andavamo al mattino, però quando
eravamo indietro negli studi o "meritavamo una punizione"
avevamo lezioni supplementari anche nel pomeriggio. A scuola ci divertivamo
soprattutto quando si facevano le operette al teatro Ciro Pinsuti; mi
ricordo che una volta abbiamo fatto l'operetta su Pinocchio il cui autore
era un sinalunghese di nome Paolo Malfetti. Io ne ero l'interprete principale,
facevo cioè la parte di Pinocchio e naturalmente mi avevano fatto
un bel nasone finto.
Nel 1935 mi hanno mandato in Africa con il grado di caporal maggiore
di artiglieria per effettuare la "conquista dell'Impero".
Ferito da una scheggia ad un braccio e non avendo ricevuto le cure opportune
mi sono ammalato e sono rimasto paralizzato nel deserto. In diciotto
giorni di viaggio mi hanno portato in ospedale ad Asmara in Eritrea
e da qui sono stato trasferito a Massaua per essere caricato su una
nave per l'Italia dove avrei avuto qualche possibilità di sopravvivere.
Quando siamo arrivati la nave non era più nel porto; dicevano
che era già partita. A questo punto sono stato preso dallo sconforto
e mi sono abbandonato al destino pensando che ormai la mia giovane vita
era ormai alla fine. La fortuna ha voluto che un maresciallo di marina
che passava e che ha visto la mia disperazione si è interessato
al mio caso; questo maresciallo era un certo Silvio Peruzzi, anch'esso
di Sinalunga. Messosi in contatto radio con la nave che era ad 11 Km
dal porto, mi ha fatto caricare su una barca con la quale è stata
raggiunta la nave e così ho potuto fare ritorno in patria. Per
tutto il viaggio sono stato amorevolmente assistito da una crocerossina
che ho saputo, poi, essere una contessa. Arrivato in Italia mi hanno
portato all'ospedale militare di Caserta dove hanno iniziato a prestarmi
delle cure di riabilitazione dei movimenti. Un giorno, mentre mi trovavo
in un freddo corridoio in attesa di un'applicazione terapeutica un signore
alto si è fermato a guardarmi ed ha esclamato: "Perché
questo soldato così al freddo?". Il radiologo che era nei
pressi ha replicato: "Altezza, questo soldato è tutto paralizzato,
aspettiamo gli addetti per metterlo a bagno". Quel signore era
il Principe Umberto che comandava il corpo d'armata di Napoli e che
così proseguì: "Domani manderò mia moglie
ad occuparsi di quel soldato". Il giorno dopo arrivò la
Principessa Maria José e da quel momento fui curato molto meglio:
non venivo mai abbandonato; avevo una monaca fissa e quando questa non
c'era veniva un soldato a tenermi compagnia. La principessa veniva a
trovarmi tutti i giorni. Nel dopoguerra mi sono stabilito a Roma dove,
pur con i miei problemi fisici, studiavo lirica. Qui ho ritrovato il
maresciallo che in Africa mi aveva salvato la vita e che nel frattempo,
per motivi politici, era caduto in disgrazia ed era stato radiato dall'esercito.
Tramite delle conoscenze, tra cui una contessa moglie di un ammiraglio
di marina, sono riuscito a far reintegrare il maresciallo nel suo grado,
felice di aver potuto contraccambiare l'aiuto un tempo ricevuto.
Frattanto avevo maturato il il desiderio di poter tornare alla mia casa,
a Sinalunga, ed anche in questo caso sono stato aiutato dalla Principessa
Maria José che in pochi giorni ottenne tutti i documenti per
poter essere riportato a casa in barella ed avere una pensione di 171
lire al mese. All'ospedale di Sinalunga dovevo fare delle applicazioni
elettriche che mi costavano 40 lire alla settimana e quindi, pagate
le cure, mi restavano 11 lire al mese della mia pensione.
Malgrado tutto ho cercato di reagire ed ho iniziato a cantare opere,
per prima "La Traviata", in diversi teatri della zona tra
cui Chiusi, Cortona, Montepulciano; ma non ho avuto mai la possibilità
di cantare nel Teatro di Sinalunga se non in manifestazioni di beneficenza
alle quali riuscivo a far intervenire artisti da Roma. Ricordo che in
quel periodo le Dame di San Vincenzo ospitavano nelle loro abitazioni
questi artisti senza che quest'ultimi ricevessero alcun compenso ed
il ricavato delle manifestazioni veniva distribuito ai più poveri
del paese.
Nel 1949 mi trovavo a Roma ed in occasione della commemorazione del
venticinquesimo dalla morte di Puccini, presso il Palazzo della Stampa,
ebbi la possibilità di cantare tutte le romanze e i duetti. Ebbi
successo ed il Sovraintendente all'Opera di Roma mi chiese se conoscevo
la "Carmen" e mi invitò a fare una prova in Teatro.
Ciò mi rese euforico; mi sembrava di toccare il cielo con un
dito....purtroppo questa opportunità si rivelò una grande
e dolorosa delusione. Mentre stavo cantando, il direttore d'orchestra
si bloccò e mi apostrofò con una frase che tuttora ricordo
con dolore: "Ma questa persona ha i pomodori nel cervello!!".
Egli si riferiva ai miei movimenti ostacolati dalla malattia. Saputi
i motivi della mia posizione sul palcoscenico, il direttore mi suggerì
di non andare nei teatri di prim'ordine e di interrompere la carriera
di cantante lirico. Tutti i miei sogni crollarono.
Successivamente ho potuto commercializzare bestiame in vari paesi europei
tra cui Danimarca e Jugoslavia dove, tra l'altro, ho avuto modo di cantare
senza che alcuno abbia mai avuto modo di sollevare problemi nei miei
confronti, così come ebbe a fare il direttore d'orchestra di
Roma.
Cari ragazzi, nella vita bisogna sempre lottare; spesso ci sembra che
tutto e tutti siano contro di noi...ma ricordatevi che non dobbiamo
mai abbandonare la speranza: un angelo custode all'ultimo momento sarà
sempre vicino a noi.
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